set 07, 2018
Aumento dei suicidi nelle carceri, Di Gioia: “Inevitabile conseguenza del sovraffollamento e di carenza d terapia psicologica”

Il presidente dell’Ordine degli Psicologi: “D’accordo con la presidente di Antigone: i suicidi sono l’espressione di un’emergenza”

“La presidente di Antigone, l’avvocato Maria Pia Scarciglia, ha perfettamente ragione, le carceri sono sovraffollate e le ore di terapia psicologica sono troppo poche. Facile, in questo contesto, che maturino i suicidi”. Lo afferma il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia, Antonio di Gioia, in relazione alla denuncia dell’associazione Antigone.
“I suicidi”, prosegue Di Gioia, “sono la più drammatica espressione di un’emergenza, si sta sostituendo l’ascolto dei detenuti con l’abuso di psicofarmaci. Oggi circa 600 psicologi, impegnati negli istituti penitenziari italiani, hanno a disposizione 30 minuti all’anno per ciascun detenuto: troppo pochi. Ci sono 20.000 detenuti in esubero rispetto alla capienza degli istituti di detenzione e nonostante la crescita esponenziale non è stata rafforzata l’assistenza psicologica, anzi è stato ridotto l’orario di lavoro degli specialisti del settore. Come fa, allora, il carcere ad essere considerato un’istituzione in grado di riabilitare l’individuo da un punto di vista sociale e affettivo?”.
Per il Presidente degli psicologi pugliesi “il sovrannumero non solo impedisce ma ostacola il recupero esistenziale dei detenuti, nei contesti sovradimensionati si realizzano strategie di competizione e di apatia, non certo di cooperazione. Bisogna partire dalla prevenzione, che dovrebbe attivarsi in una fase iniziale in cui si stabilisce il rischio del suicidio e nei casi critici una presa in carico del detenuto”. “L’articolo 27 comma 3, della Costituzione”, ricorda Di Gioia, “afferma che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, non al suo abbandono. Nel caso specifico, l’osservazione ha lo scopo di monitorare il comportamento del detenuto a contatto con la realtà penitenziaria per poter formulare poi un trattamento rieducativo personalizzato. C’è bisogno di un maggior numero di risorse per poter prevenire i suicidi”.

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