lug 02, 2019
“La prevenzione è l’unica via per troncare di netto il fenomeno sociale del bullismo. Iniziamo dalle scuole”. Antonio Di Gioia chiede collaborazione tra le istituzioni

Il presidente degli Psicologi pugliesi afferma: "è necessario intervenire preventivamente nei processi di socializzazione dei gruppi classe e occuparsi sia delle vittime, sia dei bulli”

“Le vittime hanno sempre timore di denunciare, a qualunque età. Si interviene solo quando è troppo tardi.” Antonio Di Gioia commenta il caso del ragazzo aggredito a Pulsano solo per-chè proveniente da un paese vicino. “Ricordiamo una vicenda molto simile accaduta pochi giorni fa in provincia di Bari, un pretesto incomprensibile per sfogare rabbia e frustrazione. L’odio per il prossimo prolifera, e la sempre più carente offerta culturale e la mancanza di modelli di riferimento che educhino al rispetto per il prossimo non aiuta a frenare il dilagante fenomeno soprattutto tra i minorenni, come in questi ultimi casi di cronaca”. Il presidente degli psicologi di Puglia torna ad affermare con convinzione che “l’unica via per contenere la piaga del bullismo è la prevenzione. Per essere efficace deve essere approntato un piano, una mappa di luoghi da monitorare ed intervenire al fine di raggiungere il più alto numero di ragazzi che, spesso, non si riesce ad intercettare negli istituti scolastici”. Continua il presidente: “Sono indispensabili gli Psicologi nelle Scuole di ogni ordine e grado, nei Comuni. Nella maggior parte dei casi l’individuo che subisce atti di violenza o vessazione, sviluppa disturbi psichici che si protraggono per lungo tempo, e che spesso si riversano anche sul fisico, sviluppando patologia”. Vogliamo dare il nostro contributo e intervenire non solo nel percorso riabilitativo, ma soprattutto nella prevenzione del fenomeno” conclude Di Gioia.

“Prevenire significa anche aiutare i genitori, gli insegnanti a riconoscere i campanelli di allarme. Sembra incredibile, ma nella maggior parte dei casi di violenza le persone più vicine non riescono ad accorgersi in tempo di ciò che accade, dobbiamo aiutarli ad essere consapevoli dei pericoli e dei segnali comportamentali da cogliere per riuscire a comprendere i motivi di tali comportamenti ed intervenire in tempo, attraverso la denuncia anche nel momento in cui le vittime non hanno la forza o la voglia di farlo”, commenta la consigliera Paola Annese, che ribadisce il bisogno di stare al fianco dei genitori e degli insegnanti anche dopo la denuncia. “Difficile a credersi, ma non mancano le minacce anche dopo aver segnalato le violenze. Vogliamo sostenere la famiglia, che deve sapere di poter avere a disposizione un esperto a cui affidarsi in tutte le tappe che caratterizzano il percorso per affrontare ed elaborare questo tipo di situazioni", conclude Annese.

Condividi:

Torna indietro